giovedì 17 agosto 2017
LEL - London Edinburgh London 2017
Sono arrivato ora a casa da Londra, un viaggio infinito in auto, e pensare che nei quattro giorni prima, in bici, abbiamo fatto 150 km in più!
E' stata un'esperienza che ha lasciato il segno, in tutti i sensi.
Immaginando un certo tipo di orografia, l'avevo banalizzata e invece si dimostrata una delle ultrarandonnèe più dificili che abbia mai fatto!
Quattro amici divisi in due coppie, per affinità atletiche: Pietro Ghidelli con Maurizio Dell'Olio e io con il solito motorino Pirola Vittorio. Pronti e via di buona lena e capiamo subito che di pianura ne vedremo poca: un continuo saliscendi, spesso a doppia cifra %. Bella la campagna inglese e i suoi villaggi, forse un po' troppo simili l'un l'altro ma curati, con bei giardini e strade pulite. Lo Yorkshire mi ha impressionato per l'imponenza delle dimore e dei giardini, i due chilometri dell'Humber Bridge fatti in bici, una volta di notte con la luna e al ritorno di giorno, te li ricordi per sempre..... ma il top è la Scozia: non c'è nulla, solo collinone (il nostro GPM era meno di 600 metri!) piene di pecore in libertà, ma un silenzio a cui non ero abituato! L'arrivo di notte su Edimburgo vista dall'alto, spettacolare...
Ma cosa mi ricorderò per sempre? I volontari dei check points! Sono stati semplicemente favolosi: gentili, disponbili, e ne voglio ringraziare uno che li rappresenta tutti, Martin Brice, sempre sorridente con il consiglio giusto per tutti.
L'organizzazione è stata impressionante: tutti i 1500 partecipanti sono stati supportati come forse nessuno avrebbe immaginato!
Quindi tutto perfetto? No: se i numeri anticipati dall'organizzatore saranno confermati, il 34% dei partenti non è arrivata a Londra, contro la media del 25% delle ultrarandonnèe simili, questo vuol dire che il percorso è stato duro (nel tratto prima di Spalding si sono sentite imprecazioni multilingue nella notte....), abbiamo avuto tanto vento contrario anche se la pioggia non ha infierito troppo. Ma se un terzo non arriva vuol dire che probabilmente avevo ragione quando, mesi fa, sulla pagina FB della manifestazione, scrivevo che mi sembrava strano portare tutta questa gente in giro per la Britannia senza pretendere delle prove qualificative che comprovassero l'attitudine psico-atletica dei partecipanti (come fanno per la Parigi Brest Parigi). Mi hanno aggredito e ho preferito non continuare il post per evitare di surriscaldare gli animi.
Peccato però per tanta gente che è arrivata da tutto il mondo e non è riuscita a festeggiare come me e Vittorio a Londra.
Abbiamo concluso i 1.453 km in 98 ore e mezza e ne siamo fieri! Un abbraccio a Gabi Winck, Paolo Bronzetti, Mario Gabrieli, Quadri Aris, (sfigato questa volta, ma sempre il più performante di tutti!), a tutti gli italiani che abbiamo incontrato e al simpatico Werner Ettenhofer.
Un ringraziamento particolare a Vittorio che mi è sempre stato vicino e che , stavolta, ha dimostrato di essere umano anche lui.....
....e anche 857 Lorenzihub se n'è andato...
E' il terzo Mini 650 che ho posseduto, stavolta in condominio con Andrea. La sua storia con noi è durata un anno, durante il quale lo abbiamo usato poco e amato ancor meno.
Non è dipeso dalla barca ma dalla situazione contingente: poco tempo, altri pensieri per la testa, altre priorità....
Ora se n'è andato in Francia dove un ragazzo sta cullando il suo sogno di Mini Transat 2019.
Buon vento a lui e a noi per le nostre prossime avventure.
Non è dipeso dalla barca ma dalla situazione contingente: poco tempo, altri pensieri per la testa, altre priorità....
Ora se n'è andato in Francia dove un ragazzo sta cullando il suo sogno di Mini Transat 2019.
Buon vento a lui e a noi per le nostre prossime avventure.
lunedì 5 giugno 2017
Regata 151 miglia
Era tempo di rimettere piede sul nostro 857 Lorenzihub, il Mini 650 che condivido con Andrea Lorenzi.
Quest'anno siamo ammessi alla 151 miglia, una regata d'altura molto prestigiosa, che parte da Livorno e arriva a Punta Ala dopo aver passato lo scoglio della Giraglia, l'Elba e le Formiche di Grosseto.
200 equipaggi da tutto il mondo (ho visto dei maxi con bandiera USA...) e grande festa in banchina, sia a Livorno che poi all'arrivo a Punta Ala.
Tempo bello e scirocchetto che ci costringe a bolinare per tutta la regata ma, fortunatamente, sempre in rotta diretta senza bordeggiare.
Il nostro allenamento è pari a zero e la testa è più da cicloturista che da regatante incazzoso.... ma la partenza è bella, passiamo la boa di disimpegno in buona posizione e proseguiamo di notte verso la Giraglia (punta della Corsica).
All'alba ci siamo: bellissima atmosfera, adoro l'alba in barca!
Il nostro passo non è buono: non abbiamo la solita velocità ma siamo poco motivati e andiamo avanti così.
Scapoliamo l'Elba davanti a Fetovaia e si prosegue verso le Formiche: ci arriviamo di sera, cala il vento..... sono i momenti in cui odio stare in barca. Ne approfitto per controllare da dove arriva la ns. bassa velocità e la vibrazione che si sente in tutta a barca. Trovo una lunga striscia di plastica trasparente attaccata sotto lo scafo: ci... arrabbiamo... ma la prendiamo con filosofia, non abbiamo più la cattiveria che ci vuole per regatare nelle posizioni che contano.
Arriviamo a Punta Ala all'alba di sabato. Sistemiamo la barca, colazione veloce e ripartiamo verso nord per riportare Lorenzihub a Marina di Pisa, 60 miglia, senza vento, motore fino a Piombino e poi di bolina, ma in rotta diretta, fino a Marina. Arriviamo alle 23 affamati come lupi: ristoranti chiusi ma troviamo una focaccina in un bar. Sistemiamo la barca e ritorniamo a baita: arrivo a casa alle 5 di mattina, stressante ma almeno passo la domenica con la mia famiglia! Ora mi preparo per la 200km in bici di domenica prossima: finalmente vado a scalare il Monte Grappa, sono anni che desidero farlo!
Complimenti a Davide Lusso che ha vinto la prova nella nostra categoria e un ringraziamento all'Amico Andrea Lorenzi che mi sopporta da anni in "spazi ristretti".
venerdì 26 maggio 2017
Morelli Day
Doveva essere l'ultima 'lunga' prima della 999 miglia di fine giugno, 3 giri da 200 km con partenza da Nerviano, la capitale italiana dei randonneur.
Come già fatto altre volte quest'anno, parto con Pirola Vittorio, alias la locomotiva umana, della serie lo metti lì tirare e gli devi dire, dopo qualche centinaio di km, che è finita, altrimenti se ne accorge quando ha fatto il giro del pianeta!
Partenza alle 23 di venerdì, col fresco, tutto ok il primo giro in Brianza, Erba, Bellagio, Como, Varese, in ottima compagnia con Vittorio e Massimo, alle 8 siamo di ritorno a Nerviano e partiamo subito per i secondi 200km verso Oleggio, Borgosesia, Oasi E.Zegna, Cossatto.
Questo giro è stato hard, non per il dislivello ma per il caldo che abbiamo patito! Ogni fontanella era nostra, non ho visitato tanti bar in vita mia....
Le gambe hanno girato bene, nessun problema, siamo arrivati a Nerviano alle 17, poco più di 18 ore per 400km con 3500m D+, non male come ritmo per un 600.
Tento di mangiare qualcosa per integrare energie per l'ultimo anello da 200km in pianura verso Pavia, Tortona, Alessandria, la parte più noiosa della manifestazione.
Non c'è verso, non riesco a mangiare nulla e non mi sento benissimo... dormo un quarto d'ora ma decido che è meglio fermarsi qui, non mi sarei divertito e non voglio rischiare malanni.
Comunque tutto bene, grazie a Pirola Vittorio, Massimo Sartori e ai soliti randagi Carlo, Pietro Ghidelli e Maurizio.
Prima della 999 farò la 200km della Randomarca con l'ascesa al Monte Grappa, poi tirerò il fiato qualche giorno. Un abbraccio a tutti!
martedì 23 maggio 2017
Blockhaus
Blockhaus: erano tre anni che l'avevo nel mirino ma ogni volta ero costretto a rimandare.
Ieri è stato il grande giorno: partenza alle 3 visita da un cliente a Pescara alle 9 e alle 13 tolgo la randagia dal baule e parto dal mare verso la Maiella.
Due spaghi aglio e olio mi mettono d'umore giusto!
I primi 35 km sono molto trafficati ma, passato Pretoro, ci sono solo io. Mi aspettano 25 km di salita e 1700 m da scalare non vedo l'ora.
Nella stupenda faggeta alle pendici della Maiella, la temperatura scende a 13 gradi, oltre venti in meno rispetto a quella che percepivo prima, al sole, ma per la salita va bene così. Sale costante al 7-8%, strada larga, senza i tornanti che siamo abituati ad avere dalla ns. parti ma anche senza tutti quei motociclisti che ti rovinano la poesia: qui il silenzio è totale, fa veramente impressione!
Passo Lanciano, ancora più su... passa un fuoristrada di tecnici che poi trovo in cima alle antenne... Hotel Mamma Rosa: qui è arrivato il Giro la scorsa settimana, ma io voglio andare più su.... le antenne e il rifugio Pomilio... trovo una coppia di escursionisti, loro sono stupiti di vedermi, io no.
Mancano due chilometri alle vetta, la strada, dedicata al grande Indro Montanelli, è a tratti inghiottita dalla neve, passo di lato, bici in spalla, fino alla santella.
Gli ultimi metri sono fatali e buco, che sia un segnale? Sei arrivato, non andare oltre.... anche perchè la strada finisce veramente qui a quota 2.050 m, oltre ci vai a piedi.
Fa freddo e il vento taglia la faccia ma ho portato quello che serve per la discesa.
Una giornata bellissima, intensa, vissuta... ma non ancora finita: devo spicciarmi, tra tre ore ho una cena con un amico a Pescara e quindi via per un picchiatone chilometrico verso il mare!
Ieri è stato il grande giorno: partenza alle 3 visita da un cliente a Pescara alle 9 e alle 13 tolgo la randagia dal baule e parto dal mare verso la Maiella.
Due spaghi aglio e olio mi mettono d'umore giusto!
I primi 35 km sono molto trafficati ma, passato Pretoro, ci sono solo io. Mi aspettano 25 km di salita e 1700 m da scalare non vedo l'ora.
Nella stupenda faggeta alle pendici della Maiella, la temperatura scende a 13 gradi, oltre venti in meno rispetto a quella che percepivo prima, al sole, ma per la salita va bene così. Sale costante al 7-8%, strada larga, senza i tornanti che siamo abituati ad avere dalla ns. parti ma anche senza tutti quei motociclisti che ti rovinano la poesia: qui il silenzio è totale, fa veramente impressione!
Passo Lanciano, ancora più su... passa un fuoristrada di tecnici che poi trovo in cima alle antenne... Hotel Mamma Rosa: qui è arrivato il Giro la scorsa settimana, ma io voglio andare più su.... le antenne e il rifugio Pomilio... trovo una coppia di escursionisti, loro sono stupiti di vedermi, io no.
Mancano due chilometri alle vetta, la strada, dedicata al grande Indro Montanelli, è a tratti inghiottita dalla neve, passo di lato, bici in spalla, fino alla santella.
Gli ultimi metri sono fatali e buco, che sia un segnale? Sei arrivato, non andare oltre.... anche perchè la strada finisce veramente qui a quota 2.050 m, oltre ci vai a piedi.
Fa freddo e il vento taglia la faccia ma ho portato quello che serve per la discesa.
Una giornata bellissima, intensa, vissuta... ma non ancora finita: devo spicciarmi, tra tre ore ho una cena con un amico a Pescara e quindi via per un picchiatone chilometrico verso il mare!
lunedì 10 ottobre 2016
Eroica 2016
Non vedevo l'ora di partecipare all'Eroica: oltre 6000 ciclisti "d'epoca" arrivati da tutto il mondo che hanno pedalato nelle splendide terre del Chianti!
Ho coinvolto il mio compagno di merende sportive Andrea Lorenzi che ha avuto la brillante idea di precettare Beppe, l'arzillo padre. Partiamo in camper e ci tuffiamo nel mondo Eroica a Gaiole in Chianti.
Un'organizzazione perfetta, collaudata, con mercatino d'epoca, conferenze, un sacco di manifestazioni collaterali.... da perderci la testa!
Il sabato vola tra le bancherelle e alla ricerca di bontà gastronomiche, la domenica io parto per il lungo alle 5.00 mentre Andrea a Beppe partono con comodo alle 8.00.
Fa impressione vedere tutta sta gente vestita d'epoca con bici che hanno mediamente più di 40anni, come la mia, ma ne ho viste d'inizio 1900!
Il tempo ci grazia, nuvolo fino alle 12 poi il sole ci fa scoprire le bellezze di Toscana.
Foro i tubolari tre volte, scopro che la pompa d'epoca probabilmente funzionava 40anni fa ma ora mi scoppia in mano.
Più volte mi fermo a sgonfiare e riposizionare il tubolare per evitare che la mancanza del mastice mi strappi la valvola.
Perdo più di un'ora e mezzo ma poi trovo l'assistenza che mi mette il "masticione" come chiamano loro il mastice e mi godo gli ultimi 120 km senza altri problemi.
Sinceramente avevo sottovalutato la durezza del percorso: ne avevo fatto una parte 3 settimane prima durante la "mia" 1001miglia ma solo tratti asfaltati.
Ora avevamo, su un totale di 209 km, ca. 100 km di strade bianche e 3700 m di dislivello: devo ammettere che è stata dura, i rapporti lunghi delle bici d'epoca ti uccidono le gambe e le rampe al 13-15% di strada bianca che abbiamo incontratro, non hanno avuto pietà di noi.
I ristori sono stati fantastici: anche i volontari vestiti d'epoca, mi sono fatto un piatto di ribollita e un bicchiere di Chianti ogni 30 km e confesso che ho finito con un po' di "mappazza" nello stomaco.
Mi sono divertito, ringrazio Andrea e Beppe per la splendida compagnia!
venerdì 16 settembre 2016
1001 Miglia - Scusate il ritardo!
Il 16 agosto parto con ca. 400 colleghi di tutto il mondo, per quella che viene definita la più lunga ed estrema randonnée d'Europa nel paese più bello del mondo. E' il mio obiettivo da due anni, è stata la molla che mi ha fatto iniziare questa splendida specialità ciclistica.
La PBP dello scorso anno è stata una tappa d'avvicinamento, bella, in un contesto eccezionale ma io in testa avevo solo la 1001miglia...
Partenza a razzo, come al solito, tanto è notte, in Padania c'è poco da godere al buio, meglio sfruttare il treno per macinare chilometri e arrivare a Lugo (km 405) a metà del giorno successivo per poi affrontare la Sambuca prima di sera.
Questo è stato un errore: sono arrivato a Lugo molto velocemente, troppo, completamente privo d'energie, non riuscivo a mangiare nulla, le gambe si sono semplicemente fermate.
Mi sono dovuto ritirare e questo mi ha fatto penare molto nei giorni successivi: tenevo molto all'Europa Challenge (PBP+1001+LEL+ altra over 1200) e alla neonata Gran Tour d'Italia (1001+999+Alpi4000+Mediterraneo 6+6) ma il fallimento nella 1001miglia ha distrutto entrambi questi obiettivi.
Non riuscivo darmi pace, così ha preso forma l'idea di riprovarci, da solo, senza dire nulla a nessuno (sto diventando sempre più scaramantico...).
Organizzo un gruppo di WhatsApp con i miei famigliari e i miei due presidenti Luca Bonechi e Cecilio Testa, in modo da tenerli informati sulla posizione e quant'altro.
Mi organizzo col lavoro e venerdì 9 settembre alle 05.00 parto. Decido di partire da casa (San Paolo d'Argon - BG) e non da Nerviano, in modo da risparmiare tempo sugli spostamenti e quindi modifico la prima tappa in direzione di Fombio e l'ultima da Castellania: mi costa ca. 25 km in più ma su 1600 non è un problema.
In pianura decido d'impostare un ritmo blando e a Lugo avrò una media di 24 km/h: decisione saggia perché risparmio le forze e godo di quello che non ho visto la scorsa volta.
A Brescello arrivo alle 12.30 e mi fermo al ristorante: questa è stata la svolta della mia avventura. Ho tolto i sali e i carboidrati dalle borracce e gli snack energetici dalla borsa, ma mi sono imposto di fermarmi a fare colazione, pranzo e cena, come Dio comanda! E' stato cibo buono per il mio corpo e la mia mente.
Luca mi suggerisce una visita alla piazza di San Benedetto Po, gli do retta e sotto posto la foto della meraviglia che ho trovato!
Da Colorno a Poggio Rusco, ho trovato un vento in faccia che mi ha fatto veramente penare, per fortuna che poi ho dovuto piegare a sud e quindi me lo sono trovato di fianco: questo è un altro svantaggio del pedalare da soli.
Temperatura sui 35 gradi (al sole chiaramente) ma il vento la mitiga.
Poco a nord di Mirandola vengo bloccato da Luciano Bonetti, un randonneur di Massa Finalese che ha finito la 1001miglia ufficiale e quindi stiamo a raccontarcela una buona mezz'ora a bordo strada: grazie Luciano per la tua passione e le belle parole che hai espresso nei miei confronti!
Il buon Fermo Rigamonti ci aveva detto che faceva fede il road book e non la traccia gps o le eventuali frecce a terra: più volte ho avuto dei dubbi (addirittura in un incrocio in Toscana i tre mi davano tre direzioni diverse) ma, con un po' di buon senso, ne sono venuto fuori.
Arrivo a Lugo verso le 23 e decido di fare ancora qualche chilometro: sono stanco ma in ritardo sulla tabella di marcia.
Dopo Riolo passo davanti a quel muretto dove, tre settimane prima mi ero ritirato: mi fermo e penso che stavolta non mi frega, Marco lo chiude il giro!
Arrivo fino a Palazzuolo sul Senio, ultimo paese prima della salita alla Sambuca: chiaramente non c'è nulla per ospitare un pellegrino e quindi mi sdraio sulla panchina della fermata del bus e mi avvolgo nella coperta d'emergenza. Riesco a dormire tre ore ma la temperatura a 11 gradi mi congela i muscoli.
Riprendo e supero prima la Sambuca e poi la Consuma: due salite vere e bellissime, sono felice di averle fatte di giorno.
A Chiusi ho deciso di passare la serata al ristorante e la notte in albergo. Anche questa è stata una decisione saggia perché mi ha azzerato tutte le fatiche e il giorno dopo sono ripartito "nuovo".
Comincio ad avere problemi al soprasella: mi si sono formate delle piaghe e quindi decido d'indossare un secondo paio di pantaloncini, funziona abbastanza bene!
Il lago Trasimeno all'alba, Todi e via spedito verso Orvieto ma l'ultima discesa è bloccata da una gara automobilistica in salita: non c'è verso di passare, il poliziotto mi minaccia e così devo fare una deviazione di altri 10 km di cui la metà in salita.
Pappardelle ai porcini e poi avanti verso il lago di Bolsena, il punto più a sud del giro e ca. metà dei chilometri già alle spalle...
Qui inizia sicuramente la parte che mi è piaciuta di più di tutto il giro: la risalita della Toscana, con le tappe di S.Quirico d'Orcia, Castelnuovo Berardenga, Staffoli.
Vengo raggiunto da un temporalone: le prime goccie sembrano gavettoni, in discesa a 50 all'ora tiro dritto ad un tornante e, senza frenare, entro nel cortile di un ristorante spaventando il cane e le galline: chiedo asilo politico e 30 secondi dopo si scatena una grandinata epica. Mezz'ora di pioggia e poi via per la mia strada.
Come si può dimenticare Pitigliano, la città nel tufo, Radicofani, dove Luca mi convince a salire fino in cima la paese fino al ristorante La Grotta dove godo del menù a prezzo speciale riservato ai pellegrini della Francigena: mezzo chilo di pici e un piatto di osso buco da paura.... la signora mi offre pure un posto all'ostello ma voglio proseguire perché la gamba è buona e non ho sonno.
Ora capisco perché dicono che di giorno comandiamo noi e di notte gli animali: senza luna non si vedeva nulla e ad un certo punto ho sentito un rumore e zampe che unghiavano veloci l'asfalto dietro di me. Anche se ero in salita, sono scattato così reattivo che, se avessi avuto Cipollini di fianco, lo asfaltavo!
Poi mi hanno anche attraversato la strada una famiglia di cinghiali e un bel cerbiatto: occhio agli incroci di notte!
Ad un certo punto ero stanco e volevo dormire qualche ora. Faceva freddo, 11 gradi, ma ho trovato un bar che aveva un grosso scambiatore di calore esterno del frigo e quindi mi ci sono sdraiato di fianco e ho dormito tre ore, sempre dentro la mitica coperta di emergenza...
Il mattino passo per Siena, e me la godo con calma, ma non prima di aver fatto un tratto di ca. 3-4 km di strada bianca che, probabilmente, rifarò il 2 ottobre quando prenderò parte all'Eroica.
Nel frattempo a casa tutti stanno facendo il tifo e ricevo messaggi dai miei ragazzi, dalla mia Ross, Beppe, Andrea, Luca, Ceci, Claus e Gigi: sono stati molto d'aiuto, veramente!
Una menzione a parte la merita la tappa numero 13, da Staffoli a Gorfigliano: si tratta della Garfagnana, una zona che non avevo mai visitato. Mi è spiaciuto che, a parte la salita al Passo Colognora, il resto l'ho vissuto di notte e non ho capito nulla! Da rifare di giorno, nel frattempo giudizio sospeso.
Discesa su Aulla: nel mio equipaggiamento mancavano due cose fondamentali che ho dimenticato nella fretta, i gambali e i manicotti.
Sono arrivato ad Aulla che non riuscivo più a frenare dal freddo, tremavo e agognavo un bar ma, alle 4.30 del mattino è difficile e invece... ne trovo uno aperto, avrei voluto baciare la signora ma poi ho pensato che a tutto c'è un limite.... scherzo naturalmente.
Qui è successo un fatto strano: sorseggiavo il mio cappuccino quando ho sentito a fianco a me un rumore di sedie rovesciate. Sono rimasto male quando mi sono accorto che ero stato io: mi sono addormentato e sono volato giù dallo sgabello!
Ho ripreso il cammino per Deiva Marina, bel paesaggio nelle Cinque Terre, percorso impegnativo ma ne è valsa la pena.
La successiva salita al Bracco è stata dura per la temperatura (39°) ma la mangiata al ristorante all'incrocio dell'Aurelia mi ha fatto dimenticare tutto.
La tappa 15 fino a Casella Ligure, è quella che mi è piaciuta meno: le gambe stavano bene ma il sedere no e non riuscivo a pedalare dalle fitte. Ho alleviato il dolore piegando l'antivento tra i due fondelli che indossavo: sembravo un vecchio incontinente ma ha funzionato!
Di notte arrivo a Castellania, alla casa di Fausto e Serse Coppi, riesco a fare una foto e una riflessione nel buio e silenzio più totale e poi cerco di partire per l'ultima tappa, quella customizzata che deve portarmi a casa.
Non ho ancora parlato dei problemi d'energia che ho avuto: non ho la dinamo e quindi tutto era affidato a due power banks. La lampada B&M è una garanzia e ha continuato a far luce senza battere ciglio ma il cellulare e il navigatore dovevano essere caricati ogni 12-14 ore. Approfittavo delle soste nei ristoranti ma non è stato sufficiente: morto prima il cellulare e poi il navi. Per fortuna mi ero fatto una road map, ma il problema è stato che sui colli Tortonesi ci sono pochi cartelli, tutto un su e giù e quindi mi sono fatto una decina di chilometri per nulla prima di trovare la retta via.
Mi fermo a dormire tre ore: il muro ancora tiepido di una vecchia chiesa e la ormai storica coperta d'emergenza, mi hanno protetto.
Poi Voghera, Casteggio - Broni e Stradella i paesi di mia nonna, S.Angelo Lodigiano... arrivato a Lodi la strada la conoscevo ad occhi chiusi... Treviglio, Cologno, Cavernago, Costa di Mezzate e San Paolo d'Argon: a casa ho trovato la mia Ross e il mio piccolone ad aspettarmi, il premio!
Ho impiegato 129 ore e 30 minuti, per 1.642 km, tanto ma non troppo se considero tutto.
Luca Bonechi mi ha detto che sono stato il primo a fare la 1001miglia in solitario e questo mi riempie d'orgoglio!
Ora posso portare fiero la maglietta rossa della manifestazione ed essere orgoglioso di essere un finisher, ufficioso è vero, ma per me sono come uno dei 309 omologati.
Considerazioni finali:
-una Randonnée in solitario non è una Randonnée, è un altro sport: non avere il supporto organizzativo non è un problema per il cibo ma significa che non puoi contare su un posto protetto dove dormire. Non avere i compagni di viaggio significa che non puoi scambiare due parole, che non hai punti di riferimento, che nessuno ti toglie l'aria davanti, che nessuno t'aiuta anche solo con una parola di conforto.
Il lato positivo è che ti godi in libertà tutto quello che vuoi quando vuoi senza alcun tipo di pressione psicologica.
-Energia: se sei da solo e non puoi perdere tempo, non puoi rimanere senza. A questo punto cedo e mi faccio fare la ruota con la dinamo.
-Equipaggiamento: ho sottovalutato lo sbalzo termico (39°-11°) e non avevo i manicotti e gambali, grave errore!
-Cibo: il mio jolly! Mangiate meno robaccia chimica e fermatevi a godere quello che la natura e l'uomo hanno fatto per voi, vi farà perdere molto tempo ma vi darà tanta soddisfazione.
-Sonno: una notte in albergo e tre fuori.... la notte in albergo mi è costata molte ore ma mi ha cancellato veramente la fatica dei due giorni precedenti, le tre fuori sono servite a poco ma, quando pedali e ti accorgi che chiudi gli occhi e li riapri nell'altra corsia o nel campo a lato... probabilmente devi farti delle domande!
Un ringraziamento ai pochi che sapevano e che mi hanno sostenuto e ai tanti che hanno saputo da FB e mi hanno sommerso di complimenti: grazie amici, e vi abbraccio forte. Ciao
La PBP dello scorso anno è stata una tappa d'avvicinamento, bella, in un contesto eccezionale ma io in testa avevo solo la 1001miglia...
Partenza a razzo, come al solito, tanto è notte, in Padania c'è poco da godere al buio, meglio sfruttare il treno per macinare chilometri e arrivare a Lugo (km 405) a metà del giorno successivo per poi affrontare la Sambuca prima di sera.
Questo è stato un errore: sono arrivato a Lugo molto velocemente, troppo, completamente privo d'energie, non riuscivo a mangiare nulla, le gambe si sono semplicemente fermate.
Mi sono dovuto ritirare e questo mi ha fatto penare molto nei giorni successivi: tenevo molto all'Europa Challenge (PBP+1001+LEL+ altra over 1200) e alla neonata Gran Tour d'Italia (1001+999+Alpi4000+Mediterraneo 6+6) ma il fallimento nella 1001miglia ha distrutto entrambi questi obiettivi.
Non riuscivo darmi pace, così ha preso forma l'idea di riprovarci, da solo, senza dire nulla a nessuno (sto diventando sempre più scaramantico...).
Organizzo un gruppo di WhatsApp con i miei famigliari e i miei due presidenti Luca Bonechi e Cecilio Testa, in modo da tenerli informati sulla posizione e quant'altro.
Mi organizzo col lavoro e venerdì 9 settembre alle 05.00 parto. Decido di partire da casa (San Paolo d'Argon - BG) e non da Nerviano, in modo da risparmiare tempo sugli spostamenti e quindi modifico la prima tappa in direzione di Fombio e l'ultima da Castellania: mi costa ca. 25 km in più ma su 1600 non è un problema.
In pianura decido d'impostare un ritmo blando e a Lugo avrò una media di 24 km/h: decisione saggia perché risparmio le forze e godo di quello che non ho visto la scorsa volta.
A Brescello arrivo alle 12.30 e mi fermo al ristorante: questa è stata la svolta della mia avventura. Ho tolto i sali e i carboidrati dalle borracce e gli snack energetici dalla borsa, ma mi sono imposto di fermarmi a fare colazione, pranzo e cena, come Dio comanda! E' stato cibo buono per il mio corpo e la mia mente.
Luca mi suggerisce una visita alla piazza di San Benedetto Po, gli do retta e sotto posto la foto della meraviglia che ho trovato!
Da Colorno a Poggio Rusco, ho trovato un vento in faccia che mi ha fatto veramente penare, per fortuna che poi ho dovuto piegare a sud e quindi me lo sono trovato di fianco: questo è un altro svantaggio del pedalare da soli.
Temperatura sui 35 gradi (al sole chiaramente) ma il vento la mitiga.
Poco a nord di Mirandola vengo bloccato da Luciano Bonetti, un randonneur di Massa Finalese che ha finito la 1001miglia ufficiale e quindi stiamo a raccontarcela una buona mezz'ora a bordo strada: grazie Luciano per la tua passione e le belle parole che hai espresso nei miei confronti!
Il buon Fermo Rigamonti ci aveva detto che faceva fede il road book e non la traccia gps o le eventuali frecce a terra: più volte ho avuto dei dubbi (addirittura in un incrocio in Toscana i tre mi davano tre direzioni diverse) ma, con un po' di buon senso, ne sono venuto fuori.
Arrivo a Lugo verso le 23 e decido di fare ancora qualche chilometro: sono stanco ma in ritardo sulla tabella di marcia.
Dopo Riolo passo davanti a quel muretto dove, tre settimane prima mi ero ritirato: mi fermo e penso che stavolta non mi frega, Marco lo chiude il giro!
Arrivo fino a Palazzuolo sul Senio, ultimo paese prima della salita alla Sambuca: chiaramente non c'è nulla per ospitare un pellegrino e quindi mi sdraio sulla panchina della fermata del bus e mi avvolgo nella coperta d'emergenza. Riesco a dormire tre ore ma la temperatura a 11 gradi mi congela i muscoli.
Riprendo e supero prima la Sambuca e poi la Consuma: due salite vere e bellissime, sono felice di averle fatte di giorno.
A Chiusi ho deciso di passare la serata al ristorante e la notte in albergo. Anche questa è stata una decisione saggia perché mi ha azzerato tutte le fatiche e il giorno dopo sono ripartito "nuovo".
Comincio ad avere problemi al soprasella: mi si sono formate delle piaghe e quindi decido d'indossare un secondo paio di pantaloncini, funziona abbastanza bene!
Il lago Trasimeno all'alba, Todi e via spedito verso Orvieto ma l'ultima discesa è bloccata da una gara automobilistica in salita: non c'è verso di passare, il poliziotto mi minaccia e così devo fare una deviazione di altri 10 km di cui la metà in salita.
Pappardelle ai porcini e poi avanti verso il lago di Bolsena, il punto più a sud del giro e ca. metà dei chilometri già alle spalle...
Qui inizia sicuramente la parte che mi è piaciuta di più di tutto il giro: la risalita della Toscana, con le tappe di S.Quirico d'Orcia, Castelnuovo Berardenga, Staffoli.
Vengo raggiunto da un temporalone: le prime goccie sembrano gavettoni, in discesa a 50 all'ora tiro dritto ad un tornante e, senza frenare, entro nel cortile di un ristorante spaventando il cane e le galline: chiedo asilo politico e 30 secondi dopo si scatena una grandinata epica. Mezz'ora di pioggia e poi via per la mia strada.
Come si può dimenticare Pitigliano, la città nel tufo, Radicofani, dove Luca mi convince a salire fino in cima la paese fino al ristorante La Grotta dove godo del menù a prezzo speciale riservato ai pellegrini della Francigena: mezzo chilo di pici e un piatto di osso buco da paura.... la signora mi offre pure un posto all'ostello ma voglio proseguire perché la gamba è buona e non ho sonno.
Ora capisco perché dicono che di giorno comandiamo noi e di notte gli animali: senza luna non si vedeva nulla e ad un certo punto ho sentito un rumore e zampe che unghiavano veloci l'asfalto dietro di me. Anche se ero in salita, sono scattato così reattivo che, se avessi avuto Cipollini di fianco, lo asfaltavo!
Poi mi hanno anche attraversato la strada una famiglia di cinghiali e un bel cerbiatto: occhio agli incroci di notte!
Ad un certo punto ero stanco e volevo dormire qualche ora. Faceva freddo, 11 gradi, ma ho trovato un bar che aveva un grosso scambiatore di calore esterno del frigo e quindi mi ci sono sdraiato di fianco e ho dormito tre ore, sempre dentro la mitica coperta di emergenza...
Il mattino passo per Siena, e me la godo con calma, ma non prima di aver fatto un tratto di ca. 3-4 km di strada bianca che, probabilmente, rifarò il 2 ottobre quando prenderò parte all'Eroica.
Nel frattempo a casa tutti stanno facendo il tifo e ricevo messaggi dai miei ragazzi, dalla mia Ross, Beppe, Andrea, Luca, Ceci, Claus e Gigi: sono stati molto d'aiuto, veramente!
Una menzione a parte la merita la tappa numero 13, da Staffoli a Gorfigliano: si tratta della Garfagnana, una zona che non avevo mai visitato. Mi è spiaciuto che, a parte la salita al Passo Colognora, il resto l'ho vissuto di notte e non ho capito nulla! Da rifare di giorno, nel frattempo giudizio sospeso.
Discesa su Aulla: nel mio equipaggiamento mancavano due cose fondamentali che ho dimenticato nella fretta, i gambali e i manicotti.
Sono arrivato ad Aulla che non riuscivo più a frenare dal freddo, tremavo e agognavo un bar ma, alle 4.30 del mattino è difficile e invece... ne trovo uno aperto, avrei voluto baciare la signora ma poi ho pensato che a tutto c'è un limite.... scherzo naturalmente.
Qui è successo un fatto strano: sorseggiavo il mio cappuccino quando ho sentito a fianco a me un rumore di sedie rovesciate. Sono rimasto male quando mi sono accorto che ero stato io: mi sono addormentato e sono volato giù dallo sgabello!
Ho ripreso il cammino per Deiva Marina, bel paesaggio nelle Cinque Terre, percorso impegnativo ma ne è valsa la pena.
La successiva salita al Bracco è stata dura per la temperatura (39°) ma la mangiata al ristorante all'incrocio dell'Aurelia mi ha fatto dimenticare tutto.
La tappa 15 fino a Casella Ligure, è quella che mi è piaciuta meno: le gambe stavano bene ma il sedere no e non riuscivo a pedalare dalle fitte. Ho alleviato il dolore piegando l'antivento tra i due fondelli che indossavo: sembravo un vecchio incontinente ma ha funzionato!
Di notte arrivo a Castellania, alla casa di Fausto e Serse Coppi, riesco a fare una foto e una riflessione nel buio e silenzio più totale e poi cerco di partire per l'ultima tappa, quella customizzata che deve portarmi a casa.
Non ho ancora parlato dei problemi d'energia che ho avuto: non ho la dinamo e quindi tutto era affidato a due power banks. La lampada B&M è una garanzia e ha continuato a far luce senza battere ciglio ma il cellulare e il navigatore dovevano essere caricati ogni 12-14 ore. Approfittavo delle soste nei ristoranti ma non è stato sufficiente: morto prima il cellulare e poi il navi. Per fortuna mi ero fatto una road map, ma il problema è stato che sui colli Tortonesi ci sono pochi cartelli, tutto un su e giù e quindi mi sono fatto una decina di chilometri per nulla prima di trovare la retta via.
Mi fermo a dormire tre ore: il muro ancora tiepido di una vecchia chiesa e la ormai storica coperta d'emergenza, mi hanno protetto.
Poi Voghera, Casteggio - Broni e Stradella i paesi di mia nonna, S.Angelo Lodigiano... arrivato a Lodi la strada la conoscevo ad occhi chiusi... Treviglio, Cologno, Cavernago, Costa di Mezzate e San Paolo d'Argon: a casa ho trovato la mia Ross e il mio piccolone ad aspettarmi, il premio!
Ho impiegato 129 ore e 30 minuti, per 1.642 km, tanto ma non troppo se considero tutto.
Luca Bonechi mi ha detto che sono stato il primo a fare la 1001miglia in solitario e questo mi riempie d'orgoglio!
Ora posso portare fiero la maglietta rossa della manifestazione ed essere orgoglioso di essere un finisher, ufficioso è vero, ma per me sono come uno dei 309 omologati.
Considerazioni finali:
-una Randonnée in solitario non è una Randonnée, è un altro sport: non avere il supporto organizzativo non è un problema per il cibo ma significa che non puoi contare su un posto protetto dove dormire. Non avere i compagni di viaggio significa che non puoi scambiare due parole, che non hai punti di riferimento, che nessuno ti toglie l'aria davanti, che nessuno t'aiuta anche solo con una parola di conforto.
Il lato positivo è che ti godi in libertà tutto quello che vuoi quando vuoi senza alcun tipo di pressione psicologica.
-Energia: se sei da solo e non puoi perdere tempo, non puoi rimanere senza. A questo punto cedo e mi faccio fare la ruota con la dinamo.
-Equipaggiamento: ho sottovalutato lo sbalzo termico (39°-11°) e non avevo i manicotti e gambali, grave errore!
-Cibo: il mio jolly! Mangiate meno robaccia chimica e fermatevi a godere quello che la natura e l'uomo hanno fatto per voi, vi farà perdere molto tempo ma vi darà tanta soddisfazione.
-Sonno: una notte in albergo e tre fuori.... la notte in albergo mi è costata molte ore ma mi ha cancellato veramente la fatica dei due giorni precedenti, le tre fuori sono servite a poco ma, quando pedali e ti accorgi che chiudi gli occhi e li riapri nell'altra corsia o nel campo a lato... probabilmente devi farti delle domande!
Un ringraziamento ai pochi che sapevano e che mi hanno sostenuto e ai tanti che hanno saputo da FB e mi hanno sommerso di complimenti: grazie amici, e vi abbraccio forte. Ciao
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